Lavori Precari e Partite Iva, nella (in)civile Italia.

17 settembre 2010 di Giovanni Volpe Lascia un commento »

Il nostro bel Paese, continua sempre più a contraddistinguersi, per quanto concerne il mondo del lavoro, in special modo per i contratti di lavoro,… purtroppo in un modo non positivo.

A tanti giovani, donne, over40, è “consigliato” di aprire la partita Iva!

La tanto decantata flessibilità, in nome della globalizzazione, della modernità,… in pratica trasformata in Italia in precarietà, in questo caso, attuata con la “pressione” di aprire la partita Iva, per non essere licenziati!

La tragica realtà, per centinaia di migliaia di Persone, per tanti lavoratori Co.Co.Pro., collaboratori a progetto.

In sostanza, si tratta di false partite Iva, impiegati, professionisti, che collaborano con una singola impresa.

Laureati, diplomati, tecnici, specialisti,… invece di veder riconosciuti come è giusto, i propri studi, la propria competenza, esperienza, talento, con contratti da manager, o da consulenti in direzione aziendale,… sono tutti inquadrati nei classici orari di ufficio, in pratica, senza assistenza e contributi, con compensi riduttivi da tutti i punti di vista.

Per approfondire, è opportuno leggere ad esempio, il post attinente la selezione dei talenti.

Questa limitata concezione, da parte di questo tipo di “datori di lavoro”, di concentrare gli “sforzi” per la sopravvivenza della loro ditta, nel ridurre al massimo i costi relativi alla gestione del personale; senza tenere in alcun conto l’elemento principale, per creare una impresa di successo, la motivazione delle Persone.

Le migliori micro, piccole, medie, grandi, imprese italiane, i veri imprenditori, con i fatti, dimostrano ogni giorno la validità di questo concetto, solo con collaboratori ben selezionati, motivati, con un ambiente di lavoro appropriato,… è possibile creare una azienda di successo a livello nazionale e internazionale, in grado di competere con i più agguerriti competitors.

Da tenere presente, cosa significa per le Persone un lavoro precario, vivere nella continua incertezza relativa al lavoro che manca di continuità, oltre a percepire una retribuzione inadeguata, che impedisce di crearsi una propria vita. In sostanza, una inaccettabile limitazione dei diritti dei lavoratori.


Qual è la tua storia o esempio, cosa pensi a proposito?

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  1. Loud scrive:

    Beh, effettivamente c’è un abuso, dal co.pro. alla p.iva, senza dimenticare l’eccesso di contratti a termine illegittimi. Tuttavia, devo però dire che sono in molti, troppi, i giovani – e preferisco riferirmi a questi – che non sanno sfruttare le proprie conoscenze specialistiche e competenze per diventare bravi professionisti, spesso a causa della mentalità del lavoro sicuro, del posto fisso, quando invece l’autonomia può davvero premiare sia in termini di condizioni di lavoro e professionalità, sia sul versante economico.
    Ma tutto è da guardare caso per caso, certamente. Ciò non toglie che un grosso nostro limite deriva dalla nostra mentalità. E le imprese sono stanche. E con l’innalzamento degli studi il sistema collassa, perché c’è ormai poco spirito di adattamento e sacrificio. Chi fa per se fa per tre! Ci sono lavoratori autonomi che non capiscono nemmeno come emettere correttamente una fattura, lavorano ad orario fisso, con o senza imposizione del committente, ma come possono dirsi lavoratori autonomi? Se lo siete mostratelo, secondo me se ne può avere un riscontro positivo.
    Il discorso è talmente ampio che non basterebbe né questo blog né il mio, ma discuterne fa sempre bene :-)

  2. Giovanni Volpe scrive:

    Ciao,
    benvenuto,

    Acquisire, la piena consapevolezza, da parte di tanti cittadini dell’esistenza di questi abusi, rappresenta un primo passo per attuare una soluzione su misura.

    Grazie per il commento
    Gianni

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