Phonemedia, il mondo del lavoro nei Call Centre, ed i gironi infernali della precarietà continua!

25 febbraio 2010 di Giovanni Volpe Lascia un commento »

Un esempio pratico e immediato delle condizioni di lavoro all’interno dei call centre, per quanto riguarda il contratto di lavoro e non solo è espresso dal gruppo “Phonemedia” fino a poco tempo fa considerata una società leader di un certo rilievo.

L’obiettivo principale che intendo porre in risalto in questo post è quello di evidenziare l’aspetto umano di questa vicenda, con le donne e gli uomini che da 5 mesi non percepiscono lo stipendio, del tutto privi di sostegni,…

Quali soluzioni a questi eventi, che purtroppo si susseguono e si moltiplicano ogni giorno?

I 7.000 dipendenti del gruppo, in totale 12 call center in 11 città italiane più 2 sedi estere, da Novara a Bitritto (Bari) alla Sicilia,… in prevalenza operatrici del call centre, non usufruiscono di alcun ammortizzatore sociale.

In particolare, le sedi localizzate al Sud di Phonemedia, hanno usufruito anche di alcune decine di milioni di euro di incentivi pubblici, per la formazione e per stabilizzare i lavoratori.

Ma, quali sono i tanto decantati benefici da parte anche di molti politici, in special modo per quanto riguarda la flessibilità, eufemismo che sostituisce le parole precarietà e sfruttamento di esseri umani!

Come funziona il meccanismo infernale della precarietà?

La prima fase consiste nell’inserimento all’interno di un call centre con un contratto a progetto, la seconda fase con un contratto a tempo determinato, dopo 2 anni la terza fase con un contratto a tempo indeterminato. A questo punto si ha l’illusione di aver raggiunto un minimo di stabilità!

Ma, di solito si assiste a chiusure “improvvise” dei call centre, per vari motivi, a volte con successive riaperture sul territorio nazionale o all’estero con sigle, nomi, ragioni sociali, differenti.

A questo punto, per poter avere la possibilità di trovare lavoro, in base all’attuale sistema, si ricomincia in un differente call centre, dove anche chi aveva raggiunto dopo anni di sacrifici, di duro lavoro, di esperienza, il contratto a tempo indeterminato, è costretto a ricominciare dall’inizio e ad accettare di nuovo il contratto a progetto.

Questo è il livello di civiltà, il progresso raggiunto nel 3° millennio. Siamo di fronte ad una nuova forma di schiavitù, o cambia solo l’involucro!

Qual è la tua Esperienza o Esempio?

Ultimo aggiornamento: 5 Settembre 2011

Fonte immagine: pmnet.it

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